mercoledì 12 giugno 2024

Quando la superficie si increspa

Quante volte vediamo solo ciò che vogliamo vedere? Siamo convinte di ciò che crediamo sia vero e non riusciamo a spingere lo sguardo più in là.
Quante volte una vocina dentro di noi ci mette in guardia, ma non la ascoltiamo? Oppure il nostro occhio scorge un’ombra oscura e meschina, e immediatamente guardiamo altrove, perché non vogliamo credere a ciò che ci sembra di aver visto?
Così tutto è bello e perfetto e incantato, perché ci piace che sia così e vogliamo che così resti.

A volte però la superficie si increspa…
Una nota stride,
una maschera cade…
Quante volte facciamo finta di niente e proseguiamo per quella che crediamo sia la nostra strada, negando a noi stesse l’evidenza pur di non ammettere che ciò che abbiamo visto possa essere più vero di ciò che crediamo sia vero?
Io lo so bene, mi sono ingannata tante volte e a volte continuo a farlo, consapevolmente.
Ma vedo, e sento, e so. E quando ne ho voglia, e sono pronta a lasciare che tutto crolli, lo ammetto a me stessa.
Perché quando non vale più la pena di nascondermi sotto al comodo velo dell’illusione, perché ciò che vedo e sento e so è troppo grande, l’inganno non mi piace più. Ed ecco che cade e si infrange.
Spesso ciò che cela sono frammenti di inferno.
False corna, fumo, fiamme gelide e occhi neri.
Odore nauseante,
grida rauche e stonate,
ciechi seguaci che sbraitano e vomitano,
miasmi rivoltanti.

Amo troppo l’oscurità – quella sublime e raffinata,
per accettare di camminare laddove
striscia
chi parla di luce,
e non è in grado nemmeno di rispettare l’ombra.
Fotografia di Natalia Drepina

lunedì 15 aprile 2024

Una vita benedetta

Pensavo a quanto mi senta fortunata, a quanto lo sia, a quanto mi senta e sia benedetta dalla fortuna e dalla vita.
Spesso osservo le persone – l’ho sempre fatto – ascolto quello che dicono, osservo i loro modi, il modo che hanno di comportarsi le une verso le altre, ciò che appare per loro importante. Sento le loro emanazioni. E molte volte provo un senso di forte disagio, di vertigine, di malessere fisico. Non potrei mai vivere nelle loro scarpe, una vita piena di cose e priva di anima. Non capita sempre, certe rare volte ciò che vedo e l’emanazione che sento sono accoglienti, rincuoranti, benefici. Ma il più delle volte preferisco allontanarmi, e volgere lo sguardo – e le antenne – altrove. Sento la necessità di proteggermi da vite e situazioni per me insostenibili.
Quanto vuoto riescono a sopportare, riempiendolo di cose, senza rendersi conto che il vuoto resta vuoto. Io non potrei sopravvivere in quel vuoto, immersa nel vuoto col vuoto dentro.
Allora torno nella mia casa, chiudo le porte, quelle materiali e quelle magiche, accendo la fiamma, e mi immergo nel pieno della mia anima. La respiro, aria pura, la sento brillare, mi lascio cullare nella sua luce morbida e vibrante. E benedico la mia fortuna. La fortuna di vivere una vita piena di anima, di averla scelta da tanto tempo e di continuare a sceglierla e a viverla, ogni giorno.
Una vita animata dalla magia, costellata di doni, di segni e messaggi sottili che ogni volta mi guidano, mi illuminano, mi proteggono, mi permettono di correggermi e di ritrovarmi. E mi insegnano a vedere nel buio, a dispiegare le ali, a muovermi in sicurezza per la mia strada.
La riconosco, la mia fortuna, e la ringrazio con tutto il cuore.
È una tale benedizione vivere in un luogo
interiore
nel quale la luce è sempre accesa.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o.

lunedì 4 marzo 2024

Spiritualità e onestà radicale

“Qualsiasi tentativo di essere una “persona spirituale” comportandosi e parlando in un certo modo, indossando certi tipi di vestiti, seguendo una certa dieta, ecc. risponde semplicemente al sé concettuale che tenta di sostenere una desiderata immagine di sé. Quando tutte le immagini di sé svaniscono, inclusa l’immagine di sé “spirituale”, ciò che rimane in realtà è l’ignoto.

È dall’ignoto del momento presente che nasce l’espressione allineata. Quindi, per sapere cosa è veramente vero per te in ogni dato momento devi prima essere pienamente presente. Sono necessari discernimento e onestà radicale, anche perché il sé concettuale può avere metodi subdoli per giustificare in modo convincente comportamenti distorti. In definitiva, solo tu sai cosa è veramente vero per te in un dato momento e assumerti la piena responsabilità di quella conoscenza è di per sé parte del processo di maturazione sul sentiero spirituale.”

Louise Kay

***

Abbraccio ogni singola parola di Louise Kay, e spero che possa essere utile, e che magari stimoli qualche riflessione, soprattutto in ambienti in cui “comportarsi in un certo modo”, “indossare certi tipi di vestiti”, magari “seguire una certa dieta”, e aggiungo, identificarsi in ruoli senza rispondere intimamente al loro reale significato, è diventato sinonimo di “persone spirituali”. A parer mio, e non solo mio, non è così.
Credo che la spiritualità reale giunga solo quando tutto questo crolla miseramente, lasciando nel buio, nel vuoto, nell’ignoto. Nude e disorientate, immerse nella sensazione di non essere più nulla.
Eppure lì, soltanto lì, se non ci si arrende, e se non si cede alla tentazione di creare una nuova maschera – ovvero un nuovo travestimento, per quanto verosimile, che ci illuda di essere ancora “persone spirituali” – a un certo punto qualcosa succede.
Una piccola luce si accende, o forse era sempre stata lì, calda e brillante, ma eravamo troppo impegnate a cercare di dimostrare a noi stesse e al mondo ciò che volevamo essere per vederla.
Eppure, quella luce è vera.
Fosse anche l’unica cosa che resta di noi, scalda, rincuora, ed è vera.
È allora, e solo allora, che la piccola luce, che piccola non è, diventa tutto.
È allora che scopriamo di non avere bisogno di altro che di quella luce, per essere ciò che siamo veramente.
Perché essa è spirito,
e se la nostra vocazione era sincera,
altro non è se non ciò che abbiamo sempre cercato.
Allora ci ritroviamo a sorridere, perché è quando diventiamo realmente “persone spirituali”,
che non ci importa più di esserlo,
né tantomeno di dichiararlo a noi stesse e al mondo.

***

Mi soffermo ancora qualche attimo sulle parole che brillano fra le altre. Onestà radicale. Quale straordinario suggerimento per realizzare questa ardua missione.
L’onestà radicale è ascolto privato dalle interferenze, è indagine interiore, profonda e incondizionata, è lucido discernimento, è integrità e responsabilità, verso noi stesse, molto prima che verso gli altri.
Ed è ciò che spinge a eradicare tutto ciò che non ci appartiene veramente, a rinunciare a ciò che, allontanando dalla propria limpida verità interiore, ci distorce e inganna.
Essere radicalmente oneste, soprattutto, offre un dono inestimabile. Ci porta, prima o poi, a guardare nello specchio dell’anima, e a riconoscere consapevolmente ciò che riflette.

Una piccola luce accesa, che era sempre stata lì.
E che, fosse anche l’unica cosa che resta di noi, è vera.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o