sabato 21 novembre 2020

Memento mori

Oggi l’aria si è fatta gelida. Incurante del sole tiepido, il primo alito d’inverno ha soffiato forte, facendo rabbrividire fin dentro le ossa. Camminando sulla linea di confine fra il tempo degli spettri inquieti e quello delle candide dame bianche, quando ormai non si è più nell’uno, ma non si è ancora nell’altro, si può percepire la presenza di entrambi, o forse, di nessuno dei due.
Cala allora un attimo di silenzio, di assenza, di vuoto. Ed è in questa assenza, in questo vuoto che ho vissuto gli ultimi giorni.
Chiamata insistentemente dalle dita lunghe e sottili della morte che chiedeva di essere sperimentata a fondo e meditata, ho accolto il suggerimento di immaginare la propria stessa morte, di vedere il proprio corpo deperire, mutare in ossa, e ho pianto tante lacrime per queste forme imperfette, per questa mente, per questo cuore, scoprendomi molto più affezionata ad essi di quanto pensassi.
Seduta accanto alle mie spoglie, fredde e pallide, ho sentito un amore talmente grande che mi ha travolta… così ho stretto quel corpo spento, e l’ho cullato a lungo.

Non siamo eterne/i, siamo fatte/i di materia e di spirito, eppure questo corpo vive per il tempo che scorre in un battito di ciglia, ed è prezioso. Porta i segni della nostra vita, impressi in ogni piccola ruga, in ogni piccola cicatrice, soprattutto in quelle invisibili, ed è il tempio dentro il quale brilla il lume.
Non ci rendiamo conto di quanto sia caro, di quanto sia importante… ma nel momento in cui ci immaginiamo sedute accanto ad esso, ormai freddo, pallido e spento, non possiamo fare a meno di amarlo teneramente. E piangere per la sua fine necessaria, che può arrivare fra moltissimi anni, oppure domani.
La consapevolezza della vita fugace e della morte imminente, del memento mori che dovremmo sempre custodire nel cuore, proprio accanto alla calda spinta alla vita, rendono ogni giorno più prezioso, ed essenziale l’intento di darne più valore possibile, nutrendo noi stesse/i e gli altri, condividendo, donando, trattenendo il meno possibile, e lasciando un buon ricordo.
Illustrazione di Giulia Tomai

sabato 7 novembre 2020

Camminare da sola

Prima condividevo tutto, o quasi, liberamente e con gioia.
Col tempo sono diventata più accorta.
Adesso mi rendo conto che è tutto troppo caotico e ostentato, che le vie antiche sono storpiate e monopolizzate, che la Dea è monopolizzata. Non la chiamo nemmeno più così, e non mi considero parte della sua “comunità” perché l’immagine che ne viene costantemente data non è quella che io riconosco, sento e cerco. Eppure sono sulla sua via da molto tempo prima di quante/i ora se ne sentono portavoce.
È tutto un grande caos in cui ognuna/o cerca di urlare più forte, e spesso, mi sembra di essere al mercato, dove in tante/i, troppe/i, vendono la loro mercanzia “sacra” senza rendersi conto che è tutta, tutta superficie.

Così mi ritiro nel silenzio, condivido meno, e certe cose sacre le ripongo oltre il velo.
La mia Anima mi chiede costantemente, e con estrema pazienza, di volgere lo sguardo altrove, pur prendendo atto di ciò che accade intorno. E io la ascolto.
La Grande Madre mi chiede di cercarla nel silenzio, nella riservatezza, e io la ascolto.

Non mi servono abiti e ornamenti per sentirmi magica e importante ai suoi occhi e a quelli delle/degli altri. Ho la mia nudità velata, e lei la conosce bene.
Non mi servono rituali complicati e parole decise da altre/i per onorarla. Il silenzioso Amore che mi vive nel cuore è il rituale più puro. Non mi servono manifestazioni esagerate per far vedere al mondo che io credo in lei e faccio parte della sua “comunità”. Ogni volta che rinuncio con gioia ad ogni ostentazione e appartenenza, la onoro dentro e intorno a me, e non ho bisogno di altro.
Non condivido la mia vita con un uomo, per scelta serena e felice. Ho sposato la mia via soltanto, e non potrei mai anche solo immaginare di togliere tempo ad essa per dedicarlo a un compagno. Questa è la mia verità che non ammette obiezioni da parte di alcuna/o.
A volte sento questa scelta come se fosse scritta nelle mie ossa,
come se in tempi precedenti la mia nascita io l’abbia già presa e compiuta.

Sono molte le vie che portano al cuore della Grande Madre, e la mia unica certezza è che io la mia la percorro da prima della mia nascita. Che è quella vera e giusta per me, e che negli anni mi ha trasformata talmente tanto, da non desiderare altro o di meglio nella mia vita.
La via della Grande Madre è la mia vita. Prima, adesso, e oltre il velo.

domenica 11 ottobre 2020

La Sciamana dei Funghi Allucinogeni

Le mie letture
Maria Sabina, la Sciamana dei Funghi Allucinogeni


Maria Sabina, sciamana messicana che faceva uso rituale di funghi Psilocybe e che grazie ad essi ha guarito molte persone, ha catturato la mia attenzione diversi anni fa, attraverso la lettura di un libro sullo sciamanesimo femminile. L’ho ritrovata del tutto inaspettatamente pochi giorni fa, grazie a un’illustrazione di Katy Horan, e mi sono subito procurata il libro nato dalle interviste svolte a lei nel corso di un anno. L’ho letto in due giorni, rigorosamente di notte – momento in cui, secondo la tradizione mazateca, vanno assunti in modo sacro i ninos santos, i “bambini sacri”, i funghetti Psilocybe – e di nuovo ne sono rimasta profondamente colpita, dritta al cuore.
La sua tradizione è caratterizzata da un sincretismo religioso che comporta l’unione di riti e credenze precristiane e cristiane, eppure Maria Sabina mantiene una purezza tutta sua e una vicinanza alla vera tradizione sciamanica del luogo.

Quando leggo questi libri ne divento molto gelosa, perché anche se non sono “miei” li sento parte del mio cammino più profondo: li trovo da sola, seguendo le mie vie sottili, seguendo il mio “cervo bianco” che mi conduce lungo il sentiero che a me sola appartiene.
Però mi fa anche piacere condividere qualcosa, pertanto ecco qualche brano incantevole, scaturito dalla sua voce.
Grazie a Maria Sabina, e grazie a ciò che la Grande Madre produce e mette a disposizione di quei pochi che possono andare oltre la propria sola condizione umana, per abbracciare veramente la divinità, in qualsiasi forma la si voglia intendere.

***

“(…) si può ereditare il colore della pelle o degli occhi, il modo di piangere o di sorridere, ma con la Saggezza non si può fare altrettanto. La Saggezza non si eredita. La Saggezza si possiede dalla nascita. La mia Saggezza non la posso insegnare.”

“Una Sabia [saggia] come me non deve farsi pagare per i suoi servigi. Non deve guadagnare soldi con la sua saggezza. Chi si fa pagare è un lestofante. Il “Sabio” è nato per curare e non per fare commercio del suo sapere… Si accettano umilmente due o tre pesos che ci vengono messi in mano, questo sì… ma non si deve far commercio con le piccole cose…”
[le “piccole cose” sono i funghetti, ma la Sabia intende che non si deve far commercio con il sacro, in generale]

“Dopo aver mangiato i funghi, la nostra testa girava come se fossimo un po’ ubriache e ci mettemmo a piangere; ma poi il senso di vertigine passò e ci sentimmo molto felici. Più tardi ci sentimmo bene.
Fu come un nuovo impulso alla nostra vita. (…) E non solo sentivamo lo stomaco pieno, ma anche lo spirito contento. (…)
Più tardi ho saputo che i funghi erano come Dio. Che davano saggezza, che guarivano le malattie, e che la nostra gente li mangiava da tantissimo tempo.
(…)
I funghi mi danno il potere della contemplazione universale. Posso vederla sin dall’origine, e posso arrivare fin dove nasce il mondo.
(…)
Io sono colei che parla con Dio (…). Ero già Saggia nel ventre di mia madre e dico che sono la donna dei venti, dell’acqua, dei sentieri, perché sono conosciuta nei cieli, perché sono la donna-dottore.

(…) Nelle veglie sento che [i funghi] mi dicono che sono la piccola donna acquatica (…), che sono la donna d’acqua-che-scorre. Ed è vero, per questo sono umile, ma sono anche la donna che si innalza.”

Maria Sabina

Grazie a chi ha reso possibile, nel tempo e nello spazio, di poter attingere a questa antica conoscenza attraverso le parole di Maria Sabina, la Sciamana messicana dei funghi.
Le citazioni sono tratte da Alvaro Estrada, “Vita di Maria Sabina. La Sciamana dei funghi allucinogeni”, rieditato nel 2019 dalla Libreria Editrice Ossidiane.

Una versione scannerizzata della prima edizione italiana del libro è accessibile qui:
Maria Sabina