lunedì 10 maggio 2021

Onore alla Luna Nera

Arriva la luna nera e rivela ciò che era nascosto dalla luce.
Rivela, e permette di prendere coscienza.
Nel suo buio le debolezze si trasformano in forza,
e le ferite, in cicatrici di saggezza
.

Per questo novilunio scelgo la compagnia di un olio essenziale di chiodi di garofano insieme a uno di cannella.
Il primo è ricavato dai frutti e per analogia aiuta a fiorire, a mostrarsi, a rivelarsi al mondo senza timidezza, senza paura, senza temere di non piacere, e quindi a portare il proprio profumo – la propria voce – ad arricchire tutto ciò che si ha attorno;
il secondo è ricavato dal legno, dal fusto e dai ramoscelli, ed è quindi rafforzante: dona stabilità, forza, resistenza, protezione, ma anche estensione verso il cielo.
Entrambi, caldi e avvolgenti, con le loro note basse, raggiungono la profondità, comunicano con essa, e le donano calore e sicurezza, facendo sentire a casa.
Aggiungo qualche goccia di arancio dolce, per raddolcire e vitalizzare, portando gioia, leggerezza e spinta verso l’alto.

La pietra che tengo accanto a me è l’hiperstene, che apparentemente nera e buia, in realtà al suo interno riflette luce bianca. Perché, si sa, è proprio quando tutt’intorno è buio, che la luce interiore brilla più forte.

Che la nuova luna porti a ognuna/o ciò che realmente desidera.
Illustrazione di Diana Renjina

Che pensino pure male di me

Riflettevo su quante volte nella mia vita, dopo aver espresso una discordanza, una protesta, o dopo aver combattuto per sostenere una mia posizione, ho finito per tirarmi indietro e scusarmi, anche se sapevo di non avere colpa o anche quando sentivo, o sapevo, di avere ragione.
Mi tenevo l’arrabbiatura, la sfogavo da sola, ma era troppo importante, per me, mantenere i buoni rapporti, o meglio, far sì che gli altri continuassero ad avere una buona idea di me.
Il fatto che potessero pensare male di me, con tutto ciò che di bello cercavo di dare, mi tramortiva.
Così, anche se raramente ho risparmiato di dire ciò che pensavo, l’atteggiamento che assumevo subito dopo era remissivo e volto a ristabilire un buon rapporto apparente che, tuttavia, non mi faceva onore, e non era nemmeno sincero.
Così non pensa male di me, non lo sopporterei, pensavo.
Ma qualcosa dentro di me si rivoltava e scuoteva la testa.
Comportarmi così serviva a mantenere la pace, e questo mi faceva stare abbastanza bene, perché – e questo succede tutt’ora – non sopporto di avere questioni spiacevoli o in sospeso con qualcuno. Ma non era giusto.
Nell’ultimo periodo però mi sono trovata davanti a una situazione nella quale scusarmi come al solito per mantenere un buon rapporto, mi era impossibile. Ci ho provato, inizialmente, ma la questione per me del tutto irrisolta è tornata a investirmi come un’onda più violenta di prima, e ho dovuto riversarla fuori.
Naturalmente sono stata malamente scaricata.
Al di là del fatto – e sono assolutamente sincera – che perdere chi non mi ha mai trasmesso alcuna armonia né piacevolezza non è per me una perdita, ma al massimo è un dono, ho dovuto fare i conti con me stessa e decidere, finalmente, che era arrivato il momento di accettare l’inaccettabile.
Che pensassero male di me, e senza che io facessi più nulla per evitarlo.

Che pensino pure male di me, perché non sono sempre gentile e amichevole.
Che pensino male di me, che mantengo la mia posizione quando sento di avere ragione.
Che pensino male di me, per quelle poche volte in cui sbotto, a confronto delle milioni di volte in cui cerco di creare ed esprimere bellezza.
Che pensino male di me, perché dico quello che penso anche quando non piace.
Che pensino male di me, perché abbraccio anche la rabbia, la ribellione, il disgusto, lo sconforto, l’insofferenza.
Che pensino male di me, perché posso essere violenta, negli atti e nelle parole.
Che pensino male di me, perché a volte sono cattiva e impietosa.
Che pensino male di me, perché nonostante cerchi costantemente e con tutto il cuore l’armonia e la luce, sono fatta anche di penombre, e buio, e caos.
Che pensino male di me, perché sono ciò che sono, e per esserlo non chiederò più scusa.

Mi ripeto questa frase come un mantra, che se da una parte mi ferisce profondamente, dall’altra mi libera.
Mi libera dai lacci e dai bavagli che mi sono stretta da sola per evitare che qualcuno potesse pensare male di me.
Mi libera dalle aspettative che le altre e gli altri hanno di me.
Mi libera soprattutto di chi è giusto che esca dalla mia vita.
E di questo ringrazio.

Che pensino pure male di me, dunque,
perché così sono libera di essere ciò che sono.

Illustrazione di Drizzledust

venerdì 30 aprile 2021

La Via dell'Airone

Da alcuni mesi sto lavorando a un piccolo progetto molto personale, che anche se spero possa vedere la luce, non ne sono molto sicura, dal momento che questa volta la sua realizzazione non dipende solo da me.
Lavorarci, però, mi sta dando tanto, e soprattutto nel comprendere la simbologia, i messaggi e gli insegnamenti che provengono da certi animali, sto trovando frammenti di saggezza e lezioni di vita essenziali.
Ultimamente mi sono soffermata sullo spirito di un animale che è parte integrante del paesaggio nel quale sono nata e che abito da sempre, l’Airone.
Questo uccello dal portamento nobile dona un messaggio davvero importante, che si può cogliere dalla sua osservazione e dal modo in cui agisce.
Resta immobile, immobile per tempi lunghissimi, senza muovere una piuma, ma scrutando sotto la superficie dell’acqua senza distogliere lo sguardo, nell’attesa che ciò che cerca arrivi alla sua portata.
Resta immobile e non agisce, ma quando è il momento giusto, e solo allora, rompe l’immobilità e con prontezza tuffa la testa e prende ciò che vuole.

L’Airone insegna l’immobilità, il non-agire, il preservare le proprie energie per evitare di disperderle in qualcosa che non è alla propria portata, che non è realizzabile, che non può esserci. Non ancora.
Ma nella sua immobilità osserva, e scruta, e aspetta.
La sua intenzione richiama ciò che desidera, e ciò che desidera prima o poi arriva.
Allora agisce, e afferra.
Così insieme all’immobilità e al non-agire, insegna la prontezza, l’immediatezza, l’agire subitaneo, il prendere, senza alcuna dispersione inutile di energia, ciò che è diventato possibile, realizzabile, afferrabile.

Credo che ascoltare il messaggio dell’Airone, l’apprendere, mettendola in pratica, la sua lezione, sia davvero importante, soprattutto in momenti in cui è necessaria l’immobilità, il non-agire, e quindi il preservare delle buone energie. Nella certezza che il momento dell’azione arriverà, che ciò che si cerca e si richiama si presenterà, e allora, solo allora, l’agire svelto, pronto ed efficace, porterà alla vera realizzazione e alle più preziose soddisfazioni.
Illustrazione di Anne Balogh