venerdì 4 marzo 2022

La pace vera

Credo di aver passato troppo tempo, nella mia vita e nel mio percorso, a studiare e ad amare le donne combattenti, antiche e moderne, che al fianco degli uomini lottavano per la libertà, per l’indipendenza, per una pace vera, abbracciando temporaneamente il caos e lo sconvolgimento al fine di creare un nuovo equilibrio migliore del precedente. Le ho studiate e ammirate troppo per apprezzare certi discorsi di rese sacrificali che oggi vengono scritti, pronunciati e ripetuti da cosiddetti pacifisti.
In questi giorni di guerra poco distante da noi, apprendo una cosa importante per me. Che non sono una pacifista come loro. Il mio ideale di pace è diverso, molto diverso, da quello di cui loro si fanno portavoce.
Sin da bambina ho imparato a ribellarmi alle ingiustizie, che ho sempre sentito insopportabili. E ho imparato che è giusto difendersi quando si viene attaccate, violate o sottomesse.
Sentire giustificare le ragioni di chi aggredisce, mettere tutti sullo stesso piano, e invitare chi è attaccato al sacrificio assoluto, senza nemmeno tentare di resistere e difendersi, mi provoca una rabbia profonda che sento legittima e che non posso reprimere.
Mi è molto difficile conciliare, in questi giorni, il desiderio della pace con la necessità di resistenza e ribellione. E se non fossi qui, e fossi in un luogo ostile e violento, dove la pace fosse solo un ricordo violentato e ridotto a brandelli, non potrei che scegliere le stesse resistenza e ribellione che proprio lì vengono scelte. Animata tuttavia dalla ricerca inesauribile di un ritorno alla pace vera.
Non appoggerò mai ideali che spingono a una pace fittizia ottenuta con il sacrificio della libertà.
Ho sempre preferito la resistenza alla resa incondizionata – e fatale.
Per questo non posso che comprendere e sostenere la necessità della difesa, della lotta per la propria vita e per i propri valori.
Pur senza rinunciare mai, mai, a quel centro di pace interna,
che è la stella polare di qualsiasi conflitto,
e che nonostante ciò che accade intorno non dimentica se stessa.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o, raccolta da Pinterest.

martedì 1 marzo 2022

La pace nonostante il conflitto

Non credo in chi sostiene che si debba essere sempre sottoposte a conflitti interiori ed esteriori per crescere. Non credo che si debba coltivare una tensione costante per evolvere.
Che le battaglie interiori siano fonte di crescita è vero, è il loro scopo più alto e nobile. Ma cercarle, alimentarle, e trovarne sempre di nuove credo che non sia sano e che non porti lontano.
Perché lo scopo di ogni conflitto non è altro che il ristabilirsi della pace. Una pace che poi va difesa e mantenuta. È perché è nella pace, seppur sfuggente, che possiamo trovare il silenzio necessario ad ascoltare l’armonia dell’anima, che canta, guarisce e illumina dall’interno. Non è immergendosi in un perenne conflitto che si evolve.
È nel rendersi capaci di trovare e mantenere un centro di pace dentro di sé, nonostante i conflitti.
Una pace che resiste, nonostante i tentativi di annientarla. Una pace che, anche quando cede, rinasce dalla propria cenere.
Una pace che è ciò che era prima, e ciò che sarà di nuovo.
E che è il ricordo del principio da cui sempre si proviene, e a cui sempre si anelerà di tornare.

Che il conflitto riporti presto al principio della pace.
Che la pace profonda non venga intaccata dal conflitto.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o, raccolta da Pinterest.

lunedì 28 febbraio 2022

Una nuova Resistenza

La situazione è già tragica, come lo era quella precedente. Diventa insostenibile quando si incappa in certe prese di posizione, se così le si può chiamare, e nei vaneggiamenti, nelle allucinazioni di chi sceglie ancora una volta di non vedere e non sentire. E non è il fatto di non preoccuparsi di ciò che avviene più lontano da molto più tempo, è la gravità di ciò che accade adesso, perché le minacce sono più pericolose, i rischi più grandi, e vanno a coinvolgere tutti i paesi.
Tempo addietro avevo ascoltato punti di vista molto diversi, ma preferisco ancora seguire il mio istinto e la fiducia in coloro che sento ragionevolmente onesti, e soprattutto in coloro che adesso sono sul campo a raccontare con la loro voce ciò che vedono e sentono intorno a loro. Quanto rispetto, quanta ammirazione per loro: orecchie e occhi che ascoltano e guardano al posto nostro, e raccontano a noi, per noi, la storia reale.
Una vocazione che porta sacrifici, spesso fatali, e che viene comunque seguita col cuore.
Oggi scelgo ancora, come negli ultimi due anni, la loro verità autentica e sperimentata sul campo. E so di essere coerente con me stessa.

In tutto questo, mi innamoro, ancora, della parola magica Resistenza.
Dopo un lungo tempo in cui è stata a mio parere usata in modo sciocco, inappropriato e spesso infantile, oggi recupera il suo vero e potente significato.
Resistenza per i propri valori di vera libertà – un’altra parola abusata che oggi torna ad assumere il suo significato più alto – di indipendenza, di pace.
Resistenza, perché le alternative sono inaccettabili.
Coraggio, perché fino a ieri si usavano le mani per lavorare, accudire, cucinare, ricamare, creare, e oggi le stesse mani imbracciano un’arma senza avere la più pallida idea di come si usi.
Resistenza e coraggio.
E vicinanza anche a coloro che, dall’altra parte del confine, non avrebbero mai voluto tutto questo, e restano sgomenti davanti agli occhi privi di anima di colui che, volenti o nolenti, li comanda.
Sorellanza e Fratellanza fra simili, sostegno oltre i confini.
Unione di intenti, di anime, di mani, contro il male – che esiste e respira – e il suo gelido volto.

Resistenza. Coraggio.
Vedere, Sentire, Raccontare la realtà.
In cuor mio, solo immenso rispetto.
Fotografia di Sara V. Montoya