domenica 26 giugno 2022

Il potere della donna selvatica

In merito a quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove la libertà di scelta femminile è stata negata, ho scritto questo breve brano.
Da oggi molte donne dovranno tornare a lottare per riottenere ciò che era loro per diritto. E ci riusciranno. Lo faranno. Lo faremo tutte.
Sono attimi bui che sono destinati a dissolversi, anche se non saranno dimenticati.
Nulla è definitivo, tutto è in mutamento, il passato oscuro cerca di tornare, lo fa in ogni momento, ma passerà di nuovo.

La donna selvatica viene ricacciata nel sottosuolo.
Deve tornare a nascondersi per praticare la propria libertà. Deve tornare a muoversi tra gli anfratti umidi e ombrosi, deve parlare sottovoce, agire in segreto.
Quello che l’uomo patriarca non sa, è che è proprio nel sottosuolo che la donna selvatica trae la sua forza, il suo potere, la sua saggezza più grandi.
Ed è proprio lì che si rafforza, si trasforma, si nutre insieme ai serpenti, affina lo sguardo di pietra, e forgia se stessa.
Povero, piccolo uomo patriarca, che non sa che più spinge la serpentessa nelle viscere della terra,
più lei si fa terra, e risorge potente.

Illustrazione di Jana Heidersdorf

venerdì 3 giugno 2022

Non divorata

“Questi non sono uomini. Sono vipere che cercano le uova più fresche. E dopo averle trovate le rompono, divorano tutto quello che c'è all'interno e lasciano soltanto dei gusci vuoti.”
(Hannah Lynn, Il segreto di Medusa)

Leggo per puro caso qualche frase sparsa nell’anteprima di un libro, ed ecco il messaggio, forte e chiaro, inaspettato come sempre, e per questo spiazzante e ancora più incisivo. Lo sento, ricordo, e la vista si schiarisce, ancora una volta.
Una voce altrettanto forte e chiara, ma piena di amore, mi parla dentro.
“Tu non ti sei fatta divorare.
Ci hanno provato, ma non ci sono riusciti.
Tu non ti sei fatta divorare.
”

No, è vero. Ferita, disorientata, a pezzettini. Ma mai divorata.
E dopo tanto, tanto lavoro, di nuovo integra, vicina alla completezza.

“Tu non ti sei fatta divorare.
Per questo riesci ancora a trovare la bellezza fra le macerie.
”

Si, è vero. Avrei potuto cedere e farmi divorare, molte volte. Avrei potuto, come tante prima e dopo di me. Ma la mia forza nascosta, e la fedeltà a me stessa, che pur provata e piegata non si è mai arresa, non me l’hanno permesso.
Al contrario, mi sostengono, e mi portano ancora e ancora a scavare tra le rovine e a salvare gemme preziose.
Una di quelle gemme preziose, all’inizio, ero io.

Sono grata, infinitamente grata a me stessa, a quella voce interiore che in certi momenti della mia vita è stata poco più che un flebile sussurro, eppure si è fatta sentire, e a Colei che mi ha sempre guidata, sostenuta, protetta, amata. E che anche nei pericoli e nelle cadute più rovinose, non ha mai permesso che mi facessi troppo male.

Benedico la mia forza nascosta. Benedico la fedeltà a me stessa. Benedico la mia fortuna.
E le celebro con gioia, una gioia sempre più grande, luminosa, piena.

***

Non sono il tipo di persona che insegna alle altre come si fa a vivere, e ormai lo fanno già in troppe – spesso prive di esperienza trasformativa e poco capaci di vivere la loro stessa vita – ma una cosa mi sento di dirla, perché l’ho imparata passando attraverso le fiamme, senza permettere loro di bruciarmi.
Siate fedeli a voi stesse, fedeli ad ogni costo.
Amatevi tanto da comprendere cosa sia veramente buono e giusto per voi, e cosa invece sia veleno. A volte ci vuole tempo per capirlo, ma nel momento in cui succede, amatevi, amatevi, amatevi. E spinte dalla forza di questo amore, liberatevi.
Non permettete mai, a nessuno, di divorarvi.

Accendete e vegliate il fuoco interiore, alla sua luce potrete riconoscere cosa sia reale e cosa invece sia manipolazione e inganno.
Abbiate coraggio – dal latino coratĭcum, ovvero “cuore”. Siate coraggiose, abbiatevi a cuore.
E ricordate che anche dopo le esperienze peggiori, ripartorirsi e rinascere da se stesse è possibile.
Amandosi, è possibile.
Fotografia di A Clothes Horse

venerdì 27 maggio 2022

Di agate e dendriti

Di cosa mi sono innamorata oggi?
Di una parola e di una pietra. La parola è dendrite, con tutto ciò che significa e rappresenta.
Dendrite deriva dal greco dendron, ovvero “albero”, e richiama la struttura ramificata, o a forma di radici e fogliame, in particolare di felce, che assumono certe sostanze minerali durante il processo di formazione del cristallo. Queste strutture si generano in situazioni di “disequilibrio”, se il raffreddamento del magma avviene molto in fretta, o se nella materia sono presenti soluzioni troppo sature, o per altri motivi che non conosco – e probabilmente nemmeno capisco.
Però ecco che succede, in una situazione di disequilibrio o di cambiamento “traumatico”, la materia si fa dendrite, e getta i suoi rami ovunque riesca ad arrivare.
Nella difficoltà più estrema, lei si ramifica, germoglia, si sviluppa, corre, si espande… e si fa simile agli alberi.
Per questo le pietre dendritiche sono così belle e sacre. Insegnano a fare lo stesso.
La pietra di cui mi sono innamorata, infatti, è l’agata dendritica, l’agata che ha ramificato, e che nel cambiamento repentino si è sviluppata ed evoluta in modi altrimenti inaccessibili.

Non è l’unico insegnamento di questo tipo che offre madre natura. Questa magia estrema e potentissima succede innumerevoli volte e in innumerevoli modi.
Oggi l’ho trovata qui, fra una parola e una pietra.
Le ho sposate entrambe.