giovedì 17 agosto 2023

Ogni cosa è cosa viva

“Le acque in piena di un fiume, quelle più lente e tranquille dei ruscelli, la forza delle cascate, la freschezza del vento, l’impeto delle tempeste, la rapidità dei fulmini, l’eterna bellezza del mare, il fascino silenzioso delle paludi, la gravità profonda della terra, l’allegria colorata dell’arcobaleno, le stelle che illuminano il cielo, le nuvole che si sciolgono in pioggia: le Iyàmì erano lì, sempre presenti dovunque nella natura, negli elementi, in tutto ciò che ci circondava.
Quella natura, quegli stessi elementi, quella sacra energia non era solo fuori, ma dentro: in ogni persona, in ogni essere vivente.
”

(Marcella Punzo, Le grandi madri del Brasile, pagg. 187-188)

La mia verità. Non importano i nomi, importa l’essenza.
Si può chiamarlo animismo, ne è la descrizione perfetta, o semplicemente spiritualità nel senso più pieno e profondo della parola. Noi abbiamo bisogno di frammentare, di nominare e umanizzare. Non possiamo farne a meno. Ma credo che in origine ogni cosa fosse unita nella stessa sorgente divina, materna, immensa.
Credo che al di là di qualsiasi religione, di qualsiasi mito, di qualsiasi artificio dell'essere umano, esista questa verità.
Semplice, pura, adamantina.

Ogni cosa è cosa viva.
Fotografia di Nedjat Nuhi

mercoledì 16 agosto 2023

Ewà, l'Arcobaleno della vita

Le mie letture
Le grandi madri del Brasile
Ewà, l’Arcobaleno della vita


Leggere e ascoltare della divinità brasiliana Ewà è come immergersi nei colori, intingervi l’anima e diventarne pennello. Per portare colore e gioia nella vita.
Vita nella vita. Entusiasmo, da en-theos, composto da en, ovvero “in” o “all’interno”, e theos, “dio”. Essere “piene di dio” quindi piene della dea, piene di divinità, divinamente ispirate, lo stato d’animo dell’artista sacra. Di colei – e colui – che plasma il divino presente dentro di sé e lo manifesta nel mondo attraverso la propria arte.

“Guardando l’arcobaleno (…) non si poteva dimenticare un’altra Iyàmì meno nota, Ewà, (…) dea del fiume e del lago Yewà, in Nigeria, Orixà dell’arco-iris, (…) Madre della comunicazione tra il cielo e la terra, dei colori e dell’arte, guardiana dei pianeti e degli astri.
L’arcobaleno riflettendosi nell’acqua formava un cerchio completo con l’arco del cielo: Ewà era quell’anello di collegamento tra l’umano e il divino. Apparteneva alla terra e al cielo, all’acqua e alla luce: purificava l’aria. Si diceva che nelle sembianze di serpente circondasse l’Universo, reggendolo e impedendone la disgregazione. La sua danza era sinuosa, (…) ricordava i movimenti del cobra (…). Ewà racchiudeva il mistero dell’eterna rinascita e trasportava con sé tutte le gradazioni di colore.
(…) aveva il dono della veggenza, o talvolta veniva identificata con Oxumaré stesso, che da cobra si trasformava in una ninfa bellissima
.”

“Ewà permetteva il continuo passaggio, tra l’Acqua-Materia e l’Acqua-Spirito, rappresentato anche dall’Unione Sacra tra il Serpente maschile e la Ninfa femminile (…). Poiché garantiva quello scambio, lei era l’Orixà dell’arte, della trasformazione, della gioia di vivere: conosceva e sperimentava mostruosità e brutture, ma anche bellezze e meraviglie del creato, come aspetti illusori di un’unica realtà. Era la più misteriosa delle Iyàmì, signora dell’intuizione, Orixà dell’allegria e dei canti, il suo nome significava bellezza e grazia. Responsabile dei mutamenti dell’acqua attraverso tutti i suoi stadi, generava nuvole e pioggia: quando si guardava il cielo e si vedevano le nubi formare molteplici figure, lì stava Ewà.
In tutti i cambiamenti, dai più repentini ai più lenti del regno vegetale e animale, stava lei: era lo sbocciare di una rosa, il bruco che si trasformava in farfalla, l’acqua che diventava ghiaccio, il ghiaccio che diventava acqua. Ewà era la bellezza della vita
.”

(Marcella Punzo, Le grandi madri del Brasile, pagg. 180-181)
Illustrazione di autrice o autore sconosciuta/o.

martedì 15 agosto 2023

Le piume rosse delle donne

Le mie letture
Le grandi madri del Brasile
Le piume rosse delle donne


“Oxum aveva trasformato in penne rosse di pappagallo il sangue che gocciolava dal corpo di una sua sacerdotessa. Oxalà allora, padre di tutti gli Orixàs, andò a cercarla per questo miracolo. Si inchinò in segno di rispetto e mise tra i propri capelli una di quelle penne, l’ecodidé, che significava l’abbondanza di discendenti e di frutti della terra, il potere delle donne di generare.
Lui, Orixà del bianco, colore del maschile, accettò solo l’
ecodidé come altro colore, il rosso del femminile, e decise di non separarsene mai: tutte le sacerdotesse avrebbero dovuto portarlo sempre, fin dal primo rito iniziatico, perché quel simbolo apparteneva a tutte le donne.”

(Marcella Punzo, Le grandi madri del Brasile, pagg. 169-170)

Mi abbandono a tutta questa bellezza, e mi risveglio, solo un momento… voglio cercare una piuma rossa di pappagallo da indossare. Poiché questo simbolo appartiene a tutte le donne, e a coloro che come sacerdotesse, hanno dedicato il proprio cuore al divino.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o.