domenica 11 ottobre 2020

Al di là del Velo

La Discesa è cominciata, ed è palpabile già da diversi giorni. Lungo questo sentiero discendente la natura sprofonda dolcemente nel suo sonno rigenerante, e noi ci immergiamo dentro le sue profondità, e le nostre.
La soglia ombrosa della grotta è aperta. Sulla sua cima una antica Sheela na Gig sorride, trattenendo aperte le labbra della sua vulva così che possiamo accedere al suo grembo, e abbandonarci alla beatitudine nel calore avvolgente del suo liquido amniotico.
E mentre noi ritroviamo l’origine di noi stesse, fuori le foglie si fanno scarlatte, brune e dorate, e mosse dal vento si staccano e cadono a terra.
La terra accogliente e materna, ciò a cui tutte e tutti possiamo tornare in qualsiasi momento, se solo ci concediamo il tempo di lasciarci andare, così che lei sia lì, pronta a sostenerci e abbracciarci.

Il tempo in cui le tele dei ragni, che volano nell’aria fredda e si posano sui campi e sui rami degli alberi, si avvicina. È forse fatto proprio di tela di ragno, il velo sottile e impalpabile che separa i due mondi?
Il corvo nero si posa accanto ad esso, e gracchia tre volte.
Hai il coraggio di passare, e di vedere la mia vera natura, e la tua?
Al di là del velo, si intravede una creatura simile.
Gracchia tre volte, ma le sue piume sono bianche come il latte.

Ciò che è nero, al di là è bianco.
Ciò che è tangibile, al di là è impalpabile.
Ciò che è pesante, al di là è leggero.
Ciò che cade… al di là vola.

sabato 10 ottobre 2020

Sacerdotessa del mio Tempio

Ripenso ai miei primi passi lungo il sentiero della Grande Madre, quando ancora non sapevo quali direzioni avrebbe preso la mia strada e cosa la mia anima avrebbe scelto di ascoltare e seguire, e mi rendo conto di una cosa su cui ho sempre evitato accuratamente di soffermarmi. Forse perché non mi sentivo degna di pensarlo.
Ma ho bisogno di farlo, e lo faccio adesso.
La prima cosa che ho sentito la necessità di fare quando ho iniziato a cercare, e a camminare, e a sentire il richiamo verso le vie antiche, come se non potessi percorrere alcun sentiero senza compiere questo passo, è stato creare il mio Tempio della Ninfa. Poteva sembrare un semplice sito virtuale, eppure per me, e per pochi altri, era molto di più. È, molto di più.
È sempre stato il tempio che non potevo creare con pietre e cemento, un luogo impalpabile che pur tuttavia esiste, e che mantengo vivo, da allora, ogni giorno, da più di diciassette anni. La fiamma ardente che respira al suo interno sin dall’inizio non si è mai spenta, anche quando è scomparso per qualche tempo, per poi ricomparire.
In questo tempio, e qui soltanto, sono la sacerdotessa che veglia, giorno e notte.
Sono la sacerdotessa che preserva il fuoco, che mantiene l’armonia, che cerca le parole e le storie giuste, la tramite perché questa saggezza antica possa essere trasmessa, e conosciuta ancora oggi.
Non sono la Ninfa del Tempio, come qualcuno può aver pensato, e questo non l’ho mai rivelato a nessuno.
Il Tempio della Ninfa è un tempio in cui la Ninfa è l’anima divina della natura e della casa, è la Dea arcaica, è Madre, Sorella e Figlia, Vecchia saggia ed eterna Bambina.
E io sono colei che la cerca, la serve, la onora con Amore assoluto.
Per questo nel Tempio della Ninfa entra solo ciò che è bellezza, in tutte le sue accezioni, ovvero in ciò che è luce e in ciò che è buio.

Questo è il mio tempio, nel quale sin dal principio non ho mancato un giorno di vegliare, di servire, di stare, ovvero di essere presenza viva.
E così sarà sempre, fino a quando le sue mura intoccabili potranno resistere al progresso, che demolisce l’antico in favore di un nuovo che pur tuttavia è già vecchio.
E anche quando queste mura invisibili cederanno, non avrò pace fino a quando le avrò ricostruite, così che il Tempio possa continuare a vivere, ad offrire luce e antiche parole, memorie di antichi riti e vera magia, e ad essere accessibile ovunque vi sia chi lo cerca e, forse, lo riconosce.
E forse un giorno vi saranno mura di pietre e cemento, un fuoco scoppiettante, e racconti narrati da voce e respiro. Forse un giorno, il Tempio della Ninfa vivrà anche nella materia.

E io sono e sarò sempre lì, sono e sarò sempre sua sacerdotessa.
La sua fiamma, e la mia, non si spegneranno mai.

Il Tempio della Ninfa

martedì 11 agosto 2020

Occupare poco spazio, fare poco rumore

Un paio di anni fa, dopo aver avuto un piccolo ma fastidioso malessere – il mio cuore sembrava un po’ incerto sul da farsi, agitato, confuso, sregolato, un po’ come me in quel periodo – ho voluto fare alcuni controlli, tra cui un esame di cui non ricordo il nome, nel quale mi hanno riempita di placchette e hanno anche osservato il mio cuore battere attraverso un monitor.
Il medico mi ha assicurato che era tutto a posto, e che il mio “cuore piccolino”, a parte un soffietto dato dalla valvola un po’ “insicura”, stava bene. Aveva ripetuto “piccolo cuore” o qualcosa di simile, ora non ricordo le parole esatte, ma ricordo che mi aveva suscitato un moto di amore così grande che quasi mi ero commossa.
Gli ho chiesto ancora com’era, il mio cuore, e lui aveva risposto che era piccino ma stava bene.
Sono minuta, dalla testa ai piedi, e giustamente ho un cuore piccolino, che batte forte – come tutti gli animali, che più sono piccoli più hanno i battiti alti – e che qualche volta è un po’ incerto sul da farsi.
E questa sono io, proprio io. Sento tanta luce in questo piccolo corpo imperfetto, indeciso, e non del tutto funzionante, e tanto amore in questo piccolo cuore, con la sua valvolina incerta, che mi sembra di scoppiare.
E anche se non è facile vivere con certe imperfezioni, e a volte lo sconforto mi rapisce, non posso fare a meno di amarle tutte.

Sono felice di occupare poco spazio su questa terra,
di avere il passo lieve e silenzioso,
di fare poco rumore,
di aver bisogno solo di pochi bocconi di cibo per saziarmi,
di usare poca aria per riempire i miei polmoni.
E di alimentare la mia fiamma più di ogni altra cosa,
per dare al mondo molto di più di ciò che da esso posso e voglio prendere.