mercoledì 17 febbraio 2021

Abbracciare la Madre

Spesso ci perdiamo così tanto in mille percorsi spirituali, divinità dai mille volti, ruote dell’anno, direzioni, attributi, nomi, simboli, meditazioni, rituali, attribuzioni di titoli e di ruoli… che ci dimentichiamo di innalzarci al di sopra di tutto questo labirinto dagli innumerevoli meandri, per volare ad abbracciare l’immensa e amorevole Madre di ogni cosa, lasciandoci pervadere dall’Amore di quell’abbraccio, sciogliendoci nella morbida, rosea luminosità del suo Grembo, abbandonandoci a Lei completamente, e dimenticando tutto il resto.
E anche se per qualche strano motivo, amiamo perderci nei labirinti, forse è questo il cammino più diretto che porta a Lei.
Affidarsi a quell’abbraccio, cercarlo, richiamarlo, sognarlo, fino a quando non sarà più solo immaginazione, immedesimazione o desiderio.
Fino a quando succederà di abbracciarla veramente, in modi magici e indicibili, ricongiungendoci a Lei e risvegliandoci nel suo Sogno.
E allora tutto sarà chiaro, e di sicuro, non ci perderemo più.
Dipinto di Rassouli

sabato 13 febbraio 2021

Sacerdotesse e Donne-Dee

Ci credo davvero?
Parte IV - Sacerdotesse e Donne-Dee


Per tanto tempo ho creduto che fossero la stessa cosa, ma mi sbagliavo. Solo a volte hanno coinciso – e forse coincidono ancora – quando le sacerdotesse, quelle più antiche, erano anche donne-dee; ma spesso le sacerdotesse nella storia più recente sono state semplicemente donne che si sono poste al servizio di una divinità, che hanno svolto riti e cerimonie precostituite, che hanno mantenuto il tempio e il fuoco sacro, ma che non hanno tuttavia realizzato il risveglio della divinità in se stesse.
Tutto questo è comunque estremamente bello, può essere ciò che si cerca – anche io, per molto tempo l’ho cercato – e può quindi essere abbastanza.
Per molte lo è.
Ma non per tutte.
Ed è giusto che coloro a cui questo non basta sappiano che c’è anche altro rispetto a ciò che viene costantemente proposto – o meglio, propinato. Perché esistono le sacerdotesse al servizio di una divinità, ma sono esistite – e forse qualcuna esiste ancora – anche quelle che la divinità l’hanno incarnata completamente, e che pertanto appartengono più alla sfera della leggenda e del mito che a quella della storia.
Sono le donne-dee, cariche di un potere naturale tanto inimmaginabile quanto reale.
Se penso a queste donne-dee, mi sorge il ricordo delle leggendarie sacerdotesse dell’Ile de Sein, che potevano calmare la tempesta col potere del loro canto, che potevano mutarsi in animali, e sapevano predire il futuro.
Penso alle misteriose Dakini, coloro che “si librano nell’aria”, ovvero sanno volare e sono piene di potere selvaggio e indomabile.
Penso alle donne-corvo di Avalon, che si mutavano in uccelli e volavano in tali forme ovunque volessero.
Leggende, favole, miti non credibili? Oppure racconti di potere?
Coloro che hanno realizzato la divinità dentro di sé, e che hanno acquisito la capacità di distaccarsi dal proprio corpo per “librarsi nell’aria”, mutando forma, imparando ad essere animale, foglia, fiore, ruscello, vento, montagna, e a spostarsi ovunque in un battito di ciglia, sono esistite, che ci si creda o no. E ogni tradizione più antica, in qualsivoglia parte del mondo, le descrive in modi simili, se non perfettamente coincidenti.
Ci credo davvero?
Sì, completamente.
Credo che uno stato d’essere simile sia scritto – e realizzabile in potenza – dentro di noi, se riusciamo a trovare le chiavi giuste per aprire quelle porte segrete oltre le quali tutto è possibile.
E credo anche che nel momento in cui si acquisisce la capacità di liberarsi della propria forma cristallizzata, per innalzarsi al di sopra di noi stesse/i e aprire gli occhi dell’anima davanti alla realtà rivelata – non quella personale, ma quella uguale per tutte/i che esiste al di là delle personali preferenze – ecco che si vede veramente, si torna nel Grembo della Madre, e si realizza, ricordandola, la condizione divina.
Dopo questa fortunata e sublime esperienza, si può discendere nuovamente ad abitare il proprio corpo mortale, si può parlare con la voce della Grande Madre.
La sua voce che emana verità luminosa, parola ispirata, e guarisce.
Allora si è realmente donne-dee, e ogni cosa è possibile.

Per questo c’è differenza fra sacerdotesse al servizio di una dea, e donne-dee che la divinità la realizzano in terra. E se personalmente credo in entrambe, sono le seconde che ho sempre cercato, ed è verso il loro stato d’essere che cammino, per quanto sappia che probabilmente non mi sarà possibile raggiungerlo.
Perché il solo fatto di sapere che esiste, e che quella è la mia vera direzione, dà un senso alla mia vita.

Ci credo davvero?
Sì, con tutta me stessa.
Illustrazione di Anna Speshilova

Le divinità e i loro miti

Ci credo davvero?
Parte III - Le divinità e i loro miti


Credo che molte divinità siano il prodotto di secoli di personificazioni e attribuzioni, che ne hanno dato un aspetto, un carattere, simboli e miti particolari che si sono cristallizzati a tal punto da renderle simili a statue. Immobili, e dunque innaturali, e dunque… inesistenti. Più vengono personificate e particolareggiate, più si allontanano dall’ispirazione primigenia e pura nella quale realmente vivono e rilucono.
Certe divinità, infatti, sono realmente frammenti della amorevole Grande Madre, Sorgente di tutte le cose, e talvolta prendono forma manifesta per mostrarsi a chi è abbastanza limpida/o da poterle vedere e ascoltare.
La loro forma è mutevole, sono tutto e non sono niente, sono effimere, sfuggenti.
A volte appaiono come donne o uomini, altre volte sono animali, piante, donne o uomini in parte animali, donne o uomini in parte alberi o fiori, oppure luci fluttuanti nella notte… sono naturali e non appartengono solo alla Terra – puntino minuscolo nell’Universo – ma al regno delle essenze divine, che è ovunque perché non risponde alle regole del tempo e dello spazio.
Sono parte della Grande Madre che tutto comprende, e a volte fanno da tramite fra noi e Lei. Lei che, come una immensa, luminosissima Luna manda i suoi sottili raggi divini sulla terra, così che questi possano prendere forma e raggiungere quelle anime in cammino in grado di vederli e seguire i loro consigli.
Non serve votarsi a queste divinità o mettersi al loro servizio. Il loro scopo non è quello di essere servite, celebrate, riverite, il loro scopo è quello di innalzare, di alleggerire, di trasformare, così che quelle stesse anime in cammino possano elevarsi e realizzare la loro natura divina, diventando – o tornando ad essere – simili a loro.
E tornando così, nel Grembo della Luna.

Ci credo davvero?
Sì. Ci credo davvero. E questa certezza mi riempie di gioia.

***

E i miti, le leggende, i simboli delle divinità, cosa sono veramente, per me?
Spesso si conosce un mito o una divinità, ci si innamora e ci si vota ad essi. Se votarsi significa offrire amore, questo è una magia reale, un rito sacro che non ha bisogno di altro che di se stesso; ma spesso si tratta di vera e propria adorazione in senso stretto.
I miti, così come le divinità, non sono fatti per essere adorati devotamente, non vogliono che ci si voti ad essi e li si celebri come se fossero qualcosa di esterno e lontano, qualcosa da riverire.
Molti miti, allo stesso modo di certe fiabe e di certe leggende, sono essenzialmente racconti di potere.
Racconti di potere.
E in quanto racconti di potere offrono, in potenza, indizi e insegnamenti che permettono, a chi li ascolta, li comprende e cerca di metterli in pratica, di innalzarsi, di trasformarsi, di superare i propri limiti per accedere a una dimensione interiore più elevata e più vicina al divino stesso.
Onorare un mito non serve a nulla, ripeterlo, inscenarlo, celebrarlo, non serve a nulla, così come riverire una divinità non serve a nulla. Dà un piacere che per molte e molti è abbastanza, perché non desiderano andare oltre. È abbastanza accendere una candela, dire una preghiera, magari fare una meditazione mentale, o praticare un lungo e complicato rituale cerimoniale, e va bene così. Ci si sente a posto. È abbastanza, anzi, si pensa di aver fatto qualcosa di importante. Ci si sente amati e tenuti in palmo di mano da quella stessa divinità… si crede addirittura di agire per essa nel mondo, di avere un compito importante e pregiato, di essere importanti, di essere elette/i.
Eppure tutto questo non serve a niente e a nessuno. Solo al proprio ego, che ne esce pieno di onore e gloria.
Ma quella divinità non la sia ha mai conosciuta veramente, non si ha seguito il suo insegnamento, non si ha accolto e praticato il suo racconto di potere, così da raggiungerla e diventare davvero simile ad essa. E le divinità – quando non sono solo personificazioni del divino create dall’essere umano – è questo che chiedono. Non di essere celebrate e riverite – sono prive di ego, pertanto non richiedono mai reverenza e devozione – ma di essere raggiunte e realizzate dentro se stesse/i. Chiedono che si ricominci a somigliare loro, così che si torni ad essere specchi del divino sulla terra.
E in tutto questo non chiederebbero mai a nessuna/o di diventare qualcosa di diverso e di altro da ciò che è veramente, perché è quel frammento della loro propria essenza che vive dentro di noi che chiedono di trovare e di realizzare. E quando ci si riesce a farlo davvero, si diventa l’espressione più limpida e divina di se stesse/i. Non altro da se stesse/i, ma l’espressione più alta di se stesse/i.
Chi riesce a compiere davvero questa impresa, ovvero realizzare il racconto di potere, non ha più bisogno di altro, e di certo non lo dice in giro, e non se ne vanta. Tutto questo non interessa più.
È nella Gioia.
È nell’Amore.
È nell’Armonia.
È nella Grande Madre.
È nella Luce e Luce emana dentro e fuori di sé.
È nel Tutto, ed è Tutto.

Ci credo davvero?
Sì. Ci credo. E sono in cammino nei miei racconti di potere, nella speranza di realizzarli in questa vita, o nelle prossime.
Illustrazione di Anna Speshilova