martedì 30 marzo 2021

Nascere in forma d'Uccello

È proprio una grande fortuna nascere in forma d’uccello. Poter dispiegare le ali e volare sui campi e sui boschi, fino alle valli di montagna, fra le vette velate d’azzurro, i prati punteggiati di fiori colorati, e le goccioline che scaturiscono dalle cascate, quando toccate dal sole si tingono dei colori dell’arcobaleno.
È proprio una grande fortuna nascere in forma d’uccello, e coloro che nascono in forma di donna, con un uccello come animale interiore, soffrono sempre tanto l’incapacità di agire ciò che la loro anima chiede con insistenza di fare. Sognano di volare, e forse nel sonno volano davvero, ma poi devono posarsi di nuovo nei loro corpi, e dimenticare di aver volato, o serbarne solo qualche debole e lontano ricordo.
E pur camminando sulle vie sterrate, con le loro gambe affusolate, non possono fare a meno di continuare desiderare il volo. Il loro cuore, del resto, continua a volare. Anche quando loro non lo sanno.
Illustrazione di Laivi Poder

mercoledì 3 marzo 2021

Di fughe dalla città e sogni selvatici

Un paio di giorni fa ho scritto della mia sensazione di essere a volte sbagliata, per la mia mancanza di necessità di immergermi fisicamente e frequentemente nella natura, come invece fanno moltissime altre persone. Tendo però a non considerare troppo la realtà quotidiana in cui vivono le altre persone, e quindi a non rendermi conto di quanto sia diversa la mia, che spesso mi rende già dissetata di natura perché, in un certo senso, ci vivo già immersa.
Non ho pensato a chi vive in un appartamento di città, per esempio, e che non vede l’ora di fuggirne per entrare nella natura appena possibile. Se vivessi in una casa simile lo farei anche io, ma ammetto che non riuscirei proprio a vivere in qualsivoglia appartamento di città, mi sentirei morire soffocata, per questo ammiro la resistenza e lo spirito di adattamento di chi invece lo fa pur essendo fatta/o di natura viva e risvegliata.
Non ho pensato a chi, per lavoro, deve trascorrere ore e ore in un ufficio, magari accanto a persone che sono la negazione della natura risvegliata, e che giustamente hanno bisogno di ossigeno naturale costante, sia nel corpo che nell’anima.
Il corpo respira l’aria, ma di aria sottile ha bisogno anche l’anima, e questa aria sottile in ambienti che sono la negazione della natura libera e selvatica, viene a mancare… ed è come se l’anima si sentisse appassire poco a poco, per quella mancanza di aria sottile di cui ha estremamente bisogno.

Credo che molte delle persone più adattate e apparentemente felici del mondo artificiale che si sono costruite attorno, e nel quale stanno a proprio agio senza poterne fare a meno, l’anima non la sentano proprio più, perché è talmente appassita da non sussurrare più le sue necessità perché vengano ascoltate, o se lo facesse, non verrebbe ascoltata comunque. E così anche quando nella natura ci vanno, magari a fare le varie attività ricreative che tengono impegnato il corpo e la mente, non la respirano mai con l’anima. È come se la guardassero senza vederla, se la sentissero senza ascoltarla, e non ne ricevono che pochi, superficiali benefici, che poi dimenticano immediatamente, non appena tornano alle loro attività del mondo artificiale, fra lavoro, aperitivi, televisione e tutto il resto.

Ecco, non ho considerato queste realtà, e il fatto che, se fossi io a viverle, non potrei fare a meno di fuggire nella natura non appena ne avessi la possibilità. Sono nata in questa casa di campagna che non mi ha mai tolto l’aria, né quella del corpo né quella dell’anima, che mi ha offerto ogni giorno albe e tramonti vasti e senza alcun ostacolo che separasse la loro luce dai miei occhi, l’unico suono che sento tutte le ore del giorno, intervallato da qualche macchina ogni tanto, è il canto degli uccellini, mentre di notte gridano civette, bubolano gufi, e cantano pettirossi e usignoli, per cui a volte non mi rendo nemmeno conto di vivere, in un certo senso, già piena di natura.
Negli ultimi mesi ho fatto alcuni sogni molto simili fra loro, quasi che fossero l’uno la continuazione dell’altro: mi trovo a vivere con grandi e piccoli animali selvatici, che stanno in casa con me, o fuori in giardino, o sul terrazzo. Ricordo in particolare un grande orso bruno sempre presente, che accarezzo senza alcuna paura, e una volpe che non ha alcun timore di me. In uno di questi sogni, oltre all’orso e alla volpe, il mio terrazzo era pieno di tantissimi altri animali… un grande uccello mangiava un serpente, mentre un altro grande serpente velenoso – nel sogno sapevo che lo era – mi guardava e strisciava vicino senza farmi alcun male. Il cibo che offro agli uccelli ogni giorno, era condiviso da tutti questi animali, che mangiavano tutti insieme. Dapprima li guardavo meravigliata dalla finestra, poi uscivo fra loro, e con mia sorpresa non fuggivano da me, ma mi accoglievano come se fossi uguale a loro.
So che questi sogni sono in parte dettati dalla visione che ho ogni giorno, guardando fuori dalle finestre, perché miriadi di uccelli diversi si nutrono proprio lì, e anche il falchetto predatore, si è nutrito lì degli stessi uccelli che io nutro, in un ciclo di vita completo e perfetto, ma nei sogni ionon sono temuta e fuggita, ma sono insieme a loro, simile a loro.
In un altro sogno guardavo attraverso il soffitto – trasparente – della mia camera-tempio e vedevo una volpe che volava nel cielo, e volando danzava, e poi si trasformava in una donna giovane ma dai capelli bianchi, che in aria continuava a danzare.
Questo è il mio mondo, questa è la verità di cui sono fatta e alla quale appartengo.
La natura dentro, il sacro dentro, nella mia casa, nella mia anima.
Dentro… oltre che fuori.

Mi sento molto fortunata, e sono estremamente grata di questa fortuna, anche se spesso non ci faccio caso, e se non sono sbagliata io a trovare la gioia nelle piccole cose naturali che ho già accanto, senza avere il bisogno costante di andare a cercarle fuori, è oltremodo bello e necessario che a cercarle fuori, il più possibile, siano coloro che vivono da essa fisicamente separate/i.
Per questo la mia sensazione di essere sbagliata, di non sentire quello che penso di dover sentire, non solo non aveva senso d’essere, ma era addirittura sconsiderata e incurante delle realtà non fortunate quanto la mia, per cui se magari ha dato fastidio a qualcuna/o, e lo capisco, chiedo scusa.

Al di là e al centro di tutto, come scrivevo due giorni fa, ovunque si sia, ovunque si viva, ovunque si vada, l’importante è avere la natura viva e risvegliata dentro di sé, perché è una fonte di sopravvivenza e di ossigeno sottile inesauribile,
e permette di continuare a respirare, dentro e fuori, anche se ci si trova lontane dalla natura,
senza che tutti i doni dell’anima vengano soffocati,
e senza che lei possa mai appassire.
Illustrazione di Anna Speshilova

domenica 28 febbraio 2021

La Gioia di stare

Uno dei motivi per cui certe volte mi faccio prendere dall’irritazione e dalla sensazione di scompenso, è il pensiero che mi balza in testa quando guardo le molte – e sempre belle – fotografie di chi esce molto in natura, fa grandi camminate, raggiunge vette e boschi, e vive molto all’aperto.
Il pensiero che mi sorge è che sia giusto, che stare in natura sia giusto, salutare, ispirante, e benefico; che sentire questo istinto a starci il più possibile sia una cosa giusta e bella; ed è tutto assolutamente vero.
Quindi, ed ecco il tarlo, se tutto questo è assolutamente giusto e auspicabile, il fatto che io non lo senta e non ne abbia alcuna necessità, deve per forza essere sbagliato.
Quindi io sono sbagliata. Sono fatta sbagliata. Non sento quello che dovrei sentire.
Non sento quello che è giusto sentire, e che gli altri giustamente sentono, mentre io no.
A maggior ragione, essendo animista, votata alla Grande Madre da sempre, che è l’Anima della natura tutta, deve esserci qualcosa di molto sbagliato in me, se non ho alcuna esigenza di stare in mezzo alla natura, e mi basta la luce armoniosa della mia casa, i miei piccoli spazi di armonia, la mia campagna semplice, piatta, ma luminosa.
E questo pensiero mi lavora dentro, e crea una sorta di cruccio, di nervosismo, di invidia che però è ben strana… perché invidio ciò che in realtà non desidero.
Invidio chi è fatto in un modo che però non è il mio.
Invidio chi è giusta/o, mentre io sono sbagliata… eppure sto bene nell’esserlo.

Oggi, davanti alla miriade di – sempre belle – fotografie di tutte e tutti coloro che si sono immerse/i nella natura, mentre io, come al solito, non ho avuto alcuna esigenza di farlo ed anzi, mi sono fatta un pacifico bagno di sole seduta sul muretto del mio terrazzo, ho cercato di fermare quel pensiero insidioso prima che si annidasse e creasse quel senso di scompenso e leggera invidia, e ho provato a comprenderlo… e una chiara, semplice risposta, è arrivata da sola.
Non siamo tutte/i uguali… è proprio così.
Come gli animali, fra i quali un lupo, un cervo, un orso, che camminano e si spostano molto, non sono uguali a un gatto, che spesso non sente l’esigenza di andare chissà dove per godere dell’armonia naturale di cui è fatto tanto quanto loro, o certi piccoli uccelli, che vivono nei calmi bagliori di un giardino, di un boschetto, e di poco si spostano dal nido; non siamo tutte/i uguali.
E un animale stanziale non si sognerebbe mai di provare invidia per gli animali che si muovono molto e spesso, e di sentirsi sbagliato rispetto a loro.
Perché loro sono giusti quanto lo è lui, non di meno, non di più.
E quindi perché mai io dovrei essere la sbagliata in mezzo alle/ai giuste/i se non provo attrazione per le frequenti camminate nei boschi, se non sento l’esigenza di andare e provo più gioia nello stare, e se mi basta sentire quel piccolo e luminoso giardino interiore, che mi colma di pienezza, senza troppo bisogno di cercare la natura fuori?
Non siamo tutte/i uguali, e non c’è nulla di sbagliato in questo.
Io non sono sbagliata, sono solo fatta diversamente.
Sono un’anima dei piccoli spazi incantati, un’anima che vive del focolare domestico, che si incanta davanti ai giochi degli uccellini – cince, capinere, balie nere, fringuelli, luì piccoli, merli, storni, o semplicissimi passerotti – osservati di nascosto dietro un vetro; che si specchia nella luna, anche se spunta solo dalla finestra, e che si bagna di quella luce dorata che il sole sparge fra le mie mura e si riflette nelle vaste campagne che circondano la mia casa.
Respiro tutto questo, e lo sento vivere dentro di me. E non solo mi basta, ma mi eleva e mi fa provare piccoli, magici momenti di profonda armonia e comunione, o meglio, di vero e proprio sposalizio sacro, con la Grande Madre.
Questo è ciò che sono, questi sono i miei modi, questo è ciò che sento.
E se questo è sbagliato, se tutte/i sono giusti e io sono sbagliata, allora pazienza.
Vorrà dire che sono una sbagliata che pur tuttavia è felice della propria condizione, e che a volte vive nell’assenza di desiderio, immersa nella gioia, nella pienezza,
nella propria natura interiore,
e nel suo modo unico e giusto di essere e di esprimersi.
Illustrazione di Lucy Grossmith