mercoledì 2 novembre 2022

La prima nebbia

Ieri sera finalmente è arrivata. Si è alzata, dapprima fitta, in lunghi strati bianchi, tesi come lenzuola sopra le campagne, poi diffusa, a coprire tutto.
Le ragnatele si sono riempite di minuscole goccioline, la luna era coperta da veli azzurri, l’aria era profumata.
Il profumo della nebbia. Ho provato a descriverlo, ma non ci sono riuscita.
Acqua, foglie secche, terra bagnata, o forse nulla di tutto questo.
Il profumo della nebbia è solo suo, e non vi è nulla che possa descriverlo.
Lo accolgo con gratitudine, respirandolo a pieni polmoni.
Ora è anche dentro di me. Il respiro profuma di nebbia.
Sono nebbia, e nella nebbia mi dissolvo, e mi riconosco.

***

Porto con me la pietra che più di tutte sento vicina al regno degli spiriti.
Un quarzo affumicato con fantasma. Aiuta a ricordare il passato, le strade percorse che hanno portato ad essere ciò che si è adesso, quello che si era prima e quello che si è diventate/i.
Rende percepibile l’invisibile.
Mi piace pensare che faciliti il contatto con ciò che è nascosto oltre il velo di nebbia e di fumo.
E che porti armonia fra ciò che è qui, e ciò che è al di là.
Fra noi, e loro.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o, raccolta da Pinterest

lunedì 31 ottobre 2022

Di spiriti e amabili mostri

Il sole tramonta immergendosi nella foschia delle campagne silenziose. Il pettirosso ticchetta nascosto fra i rami di rosa canina, fra le bacche scarlatte e le spine appuntite. Un airone bianco appare fra le penombre nebbiose, gettate dalle ultime luci del giorno. Qualcosa sta cambiando.
Il velo si assottiglia e i mondi si incontrano, e si riuniscono.
Le lanterne di rapa e zucca dai volti gentili fanno luce fuori dalle porte e dalle finestre. Richiamano a casa gli spiriti dispersi, invitandoli alla cena silenziosa.
Le zucche ghignanti dai volti terribili, con le fiamme che bruciano dagli occhi e dalla bocca, spaventano e allontanano le entità malevole.
Ogni cosa è al suo posto. Chi deve arrivare arriva, chi deve allontanarsi si allontana.

Non serve avere paura dei mostri che stanotte vagano per le strade.
Non serve scacciare l’orrido e il macabro, per rimanere “elevati e puri”.
Serve prendere confidenza con la paura che abbiamo della morte.
È la paura che genera i mostri.
E farsi mostro, guardandosi allo specchio, aiuta ad affrontarla, ad ascoltarla e a farsela amica.

La morte è un’amica bianca e gentile.
E coloro che sono oltre il velo, spesso hanno solo bisogno di essere ricordati.

***

Cadrò nel banale, ma trovo che una frase sentita ripetere molte, molte volte ultimamente, sia quanto di più adatto a questa notte. Sono sicura di non essere l’unica ad averla a cuore.
Pertanto, felice Notte degli Spiriti “A quelli prima e a quelli dopo, a noi ora e a quelli oltre. Visibili o non visibili, qui ma non qui.

Raccontiamo le loro storie, e le nostre. Ricordiamo.
Abbandoniamo la paura. Abbracciamo i nostri mostri.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o, raccolta da Pinterest

martedì 11 ottobre 2022

Il dono della Cicogna

Stamattina mi ha dato il buongiorno una splendida cicogna, che volava a formare cerchi quasi sopra la mia casa, contro il sole. Sono abituata a vedere gli ibis, e quelle ali bianche e nere per un attimo mi avevano ingannata. Ma era più grande, il corpo era più cicciotto, le ali avevano le piume esterne bene aperte come tante dita, e il becco era decisamente dritto. Inoltre non ho mai visto gli ibis volare in cerchio. Era proprio una cicogna.
È raro vedere ancora le cicogne, ma ogni tanto qualcuna compare. Credo sia una grande fortuna incontrarne ancora, specialmente vicino a casa.

Facendo un po’ di ricerca sulla cicogna ricordo che la sua simbologia più nota è quella che rimanda alla fertilità e alla prosperità, soprattutto in riferimento alla sfera famigliare, ma scopro che c’è molto di più.
Le cicogne sono uccelli rari, sono portatrici di fortuna, e nell’antichità erano sacre alla dea Era-Giunone, in quanto “epifanie della Grande Madre generatrice di vita, dai molti nomi”.
Rappresenta l’amore materno per le proprie figlie e i propri figli, ma in modo particolare l’amore delle figlie e dei figli per i propri genitori, “quando divengono vecchi e incapaci di procurarsi il cibo”. La cicogna si prende cura di loro, con amore e compassione, e suggerisce di fare lo stesso.
Scrive così Eliano:
Alessandro di Mindo afferma che quando le cicogne arrivano alla vecchiaia si trasferiscono sulle isole dell’Oceano e là mutano il loro aspetto in sembianze umane, ottenendo così una ricompensa per la pietà verso i genitori (…).
Immagino delle splendide cicogne che si mutano in donne alte e dai lunghi capelli, neri con grandi ciocche bianche, e come fanno le stesse cicogne, danzano insieme su un’isola segreta, in mezzo all’Oceano, luogo oltremondano ove si vive nella gioia e nell’armonia, dopo aver completato i propri sacri compiti durante la vita.

Presso gli Egizi la cicogna rappresentava proprio l’amore filiale, e il suo geroglifico simboleggiava una persona che ama la propria madre e il proprio padre, “essa infatti, dopo essere stata allevata dai genitori, non li abbandona, ma rimane con loro fino a quando hanno raggiunto l’estrema vecchiaia e se ne prende cura.
E ancora: “La pietà verso i genitori non poteva non evocare quella verso la divinità come “madre” del genere umano e di ogni essere vivente.” Un uccello maestoso che richiama il profondo legame con le antenate e gli antenati, e che ai miei occhi si concentra in particolare sull’amore e la devozione di una figlia non solo per la propria madre ma anche per la Grande Madre che tutto genera e tutto riaccoglie nel suo grembo.
Amore per la famiglia, ma anche amore e cura per la propria casa. Le cicogne infatti tornano sempre ognuna al proprio nido, anche dopo lunghi viaggi migratori. Proprio il loro nido, grande e costruito su torri, pali della luce, e in genere basi molto alte, mi fa pensare alla cicogna come guardiana, spirito tutelare della casa e di coloro che la abitano.
Non comunica con versi particolari, ma picchietta il becco e danza, questo è il suo parlare.
La cicogna in Oriente rappresentava anche la longevità e la rinascita, così come l’immortalità.
Leggo dal bel libro di Leslie Morrison:
Questo uccello potrebbe preannunciare il momento di ricollegarti alle tue radici ancestrali e ai fondamenti della struttura familiare.” E ancora: “La cicogna detiene l’antica conoscenza delle danze sacre della fertilità, e ci ricorda che tutti abbiamo il potere di danzare i nostri più autentici desideri nella creazione (…).

C’è molto altro ancora, ma mi fermo qui.
Inutile dire quanta profonda affinità senta con questo grande uccello. Un bellissimo e fortunato incontro del quale mi sento molto grata.
Spero che queste notizie siano utili anche ad altre e altri, le ho scritte per me, ma mi piace sempre condividerle.

***

Per la simbologia della cicogna ho attinto ad Alfredo Cattabiani, Volario, Oscar Mondadori; e da Leslie Morrison, Il simbolismo degli uccelli. Saggi con le ali, Edizioni Mediterranee, pagg. 124-126.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o, raccolta dal web