giovedì 11 gennaio 2024

Seguire la stella

Oh notte, tu nera nutrice di stelle.”
Thomas Vaughan

Proprio un anno fa, in questi giorni, dopo il viaggio illuminante al Santuario della Madonna Nera di Oropa, mi rendevo conto di quanto il simbolo della stella brillasse nella mia vita, sin da bambina, di quanto lo sentissi parte di me, di quanto fosse vivo, e importante, e presente persino dove non lo avevo mai notato – l’ho visto, adesso, ed era sempre stato lì.
Proprio un anno fa, in questi giorni, ho cominciato a tessere e delineare la via della stella, solo per me per adesso, perché al momento è un percorso intimo e personale, e perché come ogni ispirazione non ancora partorita è troppo delicata per esporla troppo ad altre e altri.
Proprio un anno fa, in questi giorni, riflettendo sul cammino delle stelle dei pellegrini medievali, mi chiedevo come sarebbe stato per me un cammino delle stelle, e scrivevo queste parole:

(…) per diventare stelle, che brillano e guidano nel buio della notte.
Che brillano e guidano prima di tutto se stesse, per non perdersi più,
e ritrovare sempre la propria Casa
nella propria stessa luce
.”

Oggi ricordo ciò che un anno fa ho sentito, quanto mi avesse illuminata dentro, e lo riaffermo a me stessa.
Durante i mesi passati ho ritrovato sui miei passi dopo tanti anni la presenza della strega, e la vicinanza atavica fra la stella e la strega mi ha rivelato ciò che realmente stavo cercando, e che inconsapevolmente stavo già vivendo.
Non ha nessuna importanza – e non deve averne, per quanto difficile – quello che pensano e dicono altre persone, ciò che importa per me adesso è solo sentire l’ispirazione,
vedere la stella,
e seguirla.
Dove porterà, sarà dove dovrò essere.
Fotografia di autrice o autore sconosciuta/o.

sabato 6 gennaio 2024

Le Epifania, e la luce di Befania

Oggi vorrei ricordare la divinità di questo sacro giorno con un nome davvero speciale, tramandato dalla strega Bellezza Orsini a Fiano Romano nel 1528: Befania.
Questo infatti potrebbe essere considerato il giorno di Befania, maestra, regina delle streghe, spirito e divinità femminile.
E Befania, così come Befana, è la forma popolare e al contempo il nome proprio che nasce dalla parola Epifania.
Epifania, o Epiphania, dal tardo latino epiphanīa(m), a sua volta dal greco epipháneia, ovvero “apparizione”, “manifestazione [della divinità]”, in origine aggettivo neutro plurale che significava “[feste] dell’apparizione”, e proveniente dal verbo epiphànein, composto da epi, “dall’alto”, e phànein, “apparire, rendersi visibile”, quindi “apparire dall’alto”. (1)
Befania o Epifania, altro non è se non l’apparizione della divinità, la sua manifestazione, o meglio, è la divinità che appare dall’alto.

Nell’antica Grecia le Epiphàneia – dal plurale greco – erano celebrazioni dedicate a una particolare divinità, che durante i riti sacri si rendeva manifesta. Non si trattava di una esibizione pubblica e pomposa, “la manifestazione degli dèi, per quanto vibrante e sentita presente era segreta, intima. Le divinità si palesavano nel naos, il cuore segreto e inaccessibile del tempio.” (2)
Nella religione cristiana, che ha fatto propria questa celebrazione, l’epifania, l’abbagliante apparizione, è invece rappresentata dalla stella. La stella che dona la direzione e guida i tre Re Magi verso la grotta della natività.
Sotto il manto della leggenda cristiana, ciò che permane ancora è l’apparizione di una stella, che brilla così forte da raggiungere ogni angolo del mondo, e da essere ben visibile sia di notte che di giorno, perché brilla più del Sole.
Sotto questa luce, Befania, altro non è se non la stella.

In questo giorno in particolare, la nostra preziosa tradizione italiana vuole che la Befana dal doppio volto, ovvero ciò che è sopravvissuto dell’antica divinità del destino e della fortuna, appaia dinanzi alle sue figlie e ai suoi figli, e porti loro dei doni.
Carbone, cenere, fuliggine e nodi a coloro che hanno agito in modo negativo e hanno filato male il proprio filo. Dolci, luce, fili dorati e fortuna a coloro che hanno agito in modo positivo e hanno filato il proprio filo meglio che hanno potuto.
E ogni dono sarà sempre e solo ciò che ognuna e ognuno ha meritato, nel bene e nel male. Così deve essere, e così sempre sarà.

Io credo che chi cerca di filare al meglio il proprio destino, e mantiene accesa la fiamma dentro di sé, potrebbe persino incontrarla e vederla, Befania.
Forse come fugace bagliore intravisto con la coda dell’occhio,
forse come impronta lasciata nella cenere di un fuoco spento,
o forse come splendente stella, che brilla e che canta.
Nella vastità del cielo, e nel profondo del cuore.

***

Si dice che l’Epifania tutte le feste porti via.
Ma per certe donne che stanno imparando a vedere nel buio, e ad ascoltare la voce della notte, Befania resta sempre vicina.
La stella continua ad apparire, e a splendere. Di notte e di giorno, in ogni momento.
La sua calda luce non si spegne mai.
Illustrazione di Nadezdha Illarionova

Note:

1. Per l’etimologia di epifania vedi Ottorino Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, disponibile al sito www.etimo.it; Dizionario Garzanti Linguistica - https://www.garzantilinguistica.it/; Vocabolario Treccani - https://www.treccani.it/

2. Cfr. Giorgio Moretti, Epifania: il vero significato di un nome che è molto più di una data, Fanpage, 5 Gennaio 2018

mercoledì 3 gennaio 2024

Stare nella sospensione

Secondo la tradizione di diversi paesi europei, così come dei nostri territori alpini e padani, i dodici giorni di Natale sono governati dalla Signora della Filatura – colei che si cela dietro la figura della Befana – che durante questo tempo liminale visita le case e controlla che siano pulite e ordinate. Controlla anche che la donna che vi abita abbia filato per bene il proprio filo durante l’anno, distribuendo a ognuna ciò che realmente ha meritato. Se trova tutto pulito e ben filato, dispensa benedizione e fili dorati, se trova sporcizia e fili mal filati, ingarbuglia e insudicia le matasse e si allontana negando la sua benedizione, o maledicendo la casa e coloro che vi abitano.
Una sola era la regola. Durante questo periodo le filatrici dovevano riporre le loro conocchie, non toccare filo, far tacere l’arcolaio.
Non dovevano fare nulla, dovevano solo stare.
Calma, immobilità, silenzio, e un poco di leggerezza dopo tanto lavoro.
Erano – e sono ancora per chi lo crede – i giorni del sacro riposo, i giorni della sospensione. Sospensione di qualsiasi attività lavorativa, ma anche sospensione interiore, il restare sospese nell’ascolto e nell’attesa di ciò che sarebbe arrivato, di ciò che sarebbe potuto accadere.
Perché la Signora sarebbe giunta nottetempo, in segreto, e avrebbe scrutato e soppesato.
Scrutato e soppesato, il loro agire, il loro filare, il loro cuore.

Personalmente credo che, se si vuole seguire anche in minima parte la tradizione, dedicare questi giorni a tante, troppe attività non sia del tutto appropriato – e anche un pochino controproducente.
Riposare, muoversi con lentezza, rigenerarsi nella quiete,
stare nella sospensione,
permettersi di guarire,
dormire e sognare,
e soprattutto ascoltarsi,
e guardarsi dentro con occhi di brace
come la Signora insegna a fare alle sue figlie.
Questo, potrebbe essere non solo qualcosa di utile da fare per sé stesse/i, ma anche ciò che più onora lei,
Colei che giunge di notte con passo di stelle.

Per coloro che in lei credono ancora.
Illustrazione di Robin Elise Pieterse